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Io, la scrittura e me


 

Francesco Canetta

Francesco Canetta, quarant’anni, malato di numeri, lavora come controller in una multinazionale. Sposato con la donna dei suoi sogni, padre di due bellissimi figli, capobranco di un labrador. È l’archetipo dell’uomo felice. Possiede una laurea alla Bocconi, un forno a legna per le pizze e un tino per la fermentazione della birra, il tutto in ordine decrescente di prezzo. Il suo romanzo d’esordio è stato cestinato dalla giuria del prestigioso premio Italo Calvino, nel 1999. Ha pubblicato Terziario Avanzato con Sushibooks, dopo aver apposto la firma al documento sbagliato.

Scrivo da quando ho imparato a scrivere, alle elementari. Ho scritto di tutto, ma sempre cose piccole, come il mio talento. E non smetto. Curo il giardino con piacere e lo so che non sarò mai un giardiniere, e cucino, anche se non sarò mai un cuoco. Allo stesso modo scrivo.
E leggo, da quando ho iniziato a scrivere. I pensieri degli altri diventano più chiari quando si cerca di mettere sulla carta i propri.
A volte mi colpiscono delle pagine che dicono esattamente quello che avrei voluto dire, se solo ne avessi avuto la capacità. Le parole non mi avrebbero toccato allo stesso modo, non mi sarebbero sembrate così belle se non avessi provato anch’io a metterle su carta.
L’arte, in fondo, non fa che attraversarci continuamente. Nessuna sorpresa che ci fa risuonare del suo eco. Allora siamo rockstar con gli amici davanti ad un videogioco o ballerini per una sera in discoteca; o scrittori, come me adesso. Artisti per un minuto soltanto.
Poi la vita riprende come prima. O quasi: ogni volta i contorni si fanno più nitidi, i colori più accesi.

 

 

 

 

 

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