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Scrivere Aiuta


 

Dario Pontuale

Studioso di letteratura dell’Otto-Novecento (Serra, Montale, Buzzati, Svevo, Pessoa, Salgàri e Stevenson) collabora con diverse riviste di critica letteraria. Ha pubblicato tre romanzi: La biblioteca delle idee morte (2007, secondo al premio Soldati), L’irreversibilità dell’uovo sodo (2009, vincitore del premio della critica Le Muse) e Nessuno ha mai visto decadere l’atomo di idrogeno (2013, secondo al premio letterario nazionale Mondolibro).
È coautore del documentario indipendente su Pier Paolo Pasolini P.P.P. Profezia di un intellettuale.

Scrivere aiuta. Leggere accresce. Scrivere e leggere rendono immortale lo spirito.
Se si comincia a leggere da giovani si scopre che poi non è neppure così faticoso come dicono.
Se si comincia a leggere da grandicelli si scopre che poi è terribilmente bello come dicevano.
I libri, le pagine, le righe consumate sembrano diventare ostacoli sempre più bassi, salite meno ripide, una strada che non mette paura perché la mente galoppa libera. L’età non conta, serve solo la passione. Dopo tanto leggere, invece, la voglia di scrivere diventa un’esigenza, diventa un bisogno come quello di fare pipì. Allora si prende carta e penna, oppure un Pc, si buttano giù idee, si immaginano personaggi e si inventano mondi fantastici. Perciò i romantici scrivono lettere d’amore, gli impavidi racconti di avventura, i sognatori storie di universi in espansione.
I sognatori, proprio loro, razza strana, ma non in estinzione per fortuna. I sognatori quelli che dormono di notte per fantasticare di giorno, che vivono con i piedi nel presente, ma con la mente rivolta al futuro, che con la forza della mente spostano le montagne.
Saranno pure un po’ distratti, goffi, sopra le righe, ma fa parte del personaggio, come Batman indossano una maschera per non farsi riconoscere, poiché hanno un dono miracoloso, un super potere: sono speranzosi, credono in loro stessi, nel prossimo e in chiunque abbai voglia di ascoltarli. Insomma credono in NOI, e si sa, gli speranzosi sono i padroni del futuro, quanto i sognatori lo sono della realtà, perché entrambi non si lasciano scoraggiare dal presente. Sfidano il caso, sono contagiosi, salgono sulle spalle dei giganti per guardare com’è il mondo dall’alto, stanno con la testa fra le nuvole perché lassù c’è l’aria buona. E l’aria buona, si sa, permette all’idee di germogliare, soprattutto se meritano di sbocciare. I giusti sogni hanno occhi per vedere e cuore per credere, così come i sognatori hanno fiducia per non arrendersi alle apparenze. Se poi hanno pure una fantasia tale da prendere carta e penna, oppure un Pc, e scrivere i loro sogni, metterli nero su bianco, il gioco è fatto, il miracolo si ripete, il futuro fa meno paura. Credere che alla fine dell’arcobaleno vi sia una pignatta colma di oro, non vuol dire essere dei creduloni, semmai saper aspettare il passaggio del temporale per poi rincorre con coraggio un sogno. Basta non aver paura, mai.

 

 

 

 

 

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